
Questo documentario è una aspra critica nei confronti della catena di fastfood McDonald's. Lo spunto iniziale è un processo intentato da 2 ragazze obese contro il fast food, troppo frequentato. Morgan Spurlock, che è anche il regista, si sottopone ad una dieta ferrea a base di grassi, mangiando per tre volte al giorno da McDonald's ordinando i menu in formato Supersize. Tutto il mese viene seguito costantemente da tre medici specialisti (un cardiologo, un nutrizionista ed un gastroenterologo) che lo sottopongono periodicamente ad analisi. Come risultato è ingrassato di 11 chili in 1 mese. Inoltre ci saranno anche altri sintomi: "fegato ridotto come un patè" (come gli dice il medico dopo aver visto le sue analisi), difficoltà respiratoria in posizione sdraiata, emicranie, caduta libera della libido con riduzione della durata dell’atto sessuale, forti dolori toracici. Inoltre il regista ha intervistato esperti in 20 città degli Stati Uniti.
Alla presentazione del film è seguito un dibattito sulla nutrizione, che ha visto come protagonisti Alfredo
Pratolongo, direttore della comunicazione di McDonald Italia, e Silvio Barbero, segretario nazionale di Slow Food.
Per Pratolongo il film non rispecchia la situazione in Italia, in quanto su 250.000 ristoranti, 80.000 bar e solo 330 sono
fastfood di McDonald's, mentre Barbero denuncia lo stile di vita del fastfood, basato sull'idea che per alimentarsi basta
spendere poco.
McDonald's reagisce al film documentario, giudicandolo Raffinato e ben realizzato. Ma non realistico. Inoltre afferma che "siamo sempre stati famosi per i nostri hamburger e per le nostre patatine ma non abbiamo mai suggerito che possano far parte di una dieta bilanciata", dice il comunicato. Il messaggio entra nei dettagli, fornisce dati sulla quantità di grassi contenuta nei prodotti e ricorda le opzioni dei cibi salutari che offre al pubblico, come insalate e frutta.".
