
Nazione: Usa
Durata: 90'
Regia: Patricia Cardoso
Sito ufficiale: www.bimfilm.com/ledonneverehannolecurve
Cast: America Ferrera, Lupe Ontiveros, Ingrid Oliu, George Lopez, Brian Sites
Trama
La diciottenne Ana sogna un grande futuro per sé: sta per diplomarsi al liceo, ha incontrato un ragazzo a cui piace così com’è e ha appena lasciato il lavoro in un fast food. Ana è la prima in famiglia a sognare l’università, ma è comunque ostacolata dal modesto ambiente in cui vive, nei sobborghi di Los Angeles, e dall’attaccamento nei confronti della sua famiglia. Quando nella fabbrica tessile di Estela aumenta improvvisamente il lavoro, Ana viene, suo malgrado, coinvolta per dare una mano a ultimare alcuni abiti eleganti.
Lupe Ontiveros è un'attrice di origine sudamericana, che da vent'anni interpreta ruoli secondari in quell'industria cinematografica che lavora per stereotipi e che distribuisce le parti a seconda dell'appartenenza etnica. Nel caso della Ontiveros, i suoi tratti ispanici l'hanno destinata a interpretare il ruolo della cameriera in oltre 150 film: vera e propria rappresentante di tutte quelle donne in grembiule - spesso senza volto - che passano e servono il caffè agli attori protagonisti. In Le donne vere hanno le curve, girato dalla regista Patricia Cardoso - Colombiana immigrata negli Stati Uniti da quindici anni - la Ontiveros affronta uno dei suoi primi ruoli di rilievo nei panni di Carmen, la madre - possessiva, tradizionalista, invadente - della diciottenne Ana (America Ferrera, al suo primo film come protagonista). Ana vive con la famiglia, messicani immigrati, nei sobborghi di Los Angeles: brava a scuola, intraprendente, vorrebbe trasferirsi a New York per studiare alla Columbia University dove ha vinto una borsa di studio. L'ostacolo più grande al realizzarsi del suo sogno è proprio la madre che invece vorrebbe vederla lavorare nella sartoria di famiglia, insieme alla sorella più grande. Carmen rappresenta i valori tradizionali degli immigrati messicani di prima generazione: per una donna l'importante è il matrimonio, l'ubbidienza ai genitori, l'unità della famiglia e, naturalmente, la verginità. Ambientato nella comunità ispanica di Los Angeles, il film, che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival 2002, mette in scena un conflitto generazionale che si configura come una piccola rivoluzione, un cambiamento che passa in primo luogo per il corpo: Ana è 'troppo grassa' per la madre. Troppo grassa e brutta per trovare un marito. Questa visione strumentale del corpo femminile, sancito e custodito in primo luogo dalle donne della famiglia, viene rifiutato da Ana che invece prende coscienza delle sue possibilità e delle sue potenzialità. Ana 'non è grassa, è bellissima' e usa le sue forme come arma rivoluzionaria, strumento di lotta di classe (i bianchi sono ricchi e magri), segno orgoglioso della differenza. Cinema di matrice etnica, certo: ma a differenza che ne Il mio grasso grosso matrimonio greco, film accomodante e conciliatorio, l'opera prima di Patricia Cardoso non accetta nessun compromesso e non ha paura di mettere in scena lo strappo più doloroso, la ferita della separazione. La protagonista taglia consapevolmente ogni ponte con le origini e le tradizioni famigliari; dietro un aria piacevole da commedia 'leggera', Le donne vere hanno le curve mette in scena la guerra che si combatte nelle famiglie immigrate dove i genitori si scontrano con i propri figli, americani di prima generazione. C'è una scena in cui si condensa il senso profondo di questo piccolo film: Ana lavora per un'estate nella sartoria della sorella, dove si confezionano vestiti destinati ai lussuosi negozi del centro, per una clientela altolocata e raffinata, categoricamente di taglia 42. Voluminosa e imponente, Ana maneggia impalpabili vestiti da sera, involucri vuoti dell'immaginario, sogno imposto e rifiutato. Il film regala a questa ragazzina insofferente e caparbia il privilegio della realtà; e lontano dal renderla artificiosamente simpatica, ripone in lei la fiducia e la speranza nel cambiamento.
Recensione di Michael Fantauzzi (Aiace Roma)
Il titolo non tragga in inganno: non si tratta di una di quelle stupide commediole demenziali all’americana oggi tanto di moda, ma di un film intelligente, acuto, tutt’altro che superficiale; un film che aggira molti schemi, non solo del genere, e in quanto tale classificabile come commedia solo per convenzione. Il tema principale del film si fonda su un felice paradosso: donne ben piazzate, che hanno, insomma, le famigerate curve (di grasso), impegnate nella produzione di capi di abbigliamento femminile, mercato dove vigono notoriamente modelli di ideale magrezza. È lo spunto soprattutto per descriverci una realtà etnica particolare, quella della comunità ispanica residente negli Stati Uniti, insieme tanto vasta e di così poca visibilità (almeno da noi in Europa, al contrario, in ordine decrescente, di quella wasp, da sempre linda rappresentante ufficiale di quella nazione, di quella italoamericana, quasi sempre però ritratta in forme caricaturali, e di quella afroamericana, assurta però a dignitosa rappresentabilità solo da pochissimi decenni). Una realtà etnica portatrice di altri valori culturali (che ricordano quelli della nostra Italia contadina, soprattutto per il connubio di cattolicesimo ed elementi pagani e per una struttura sociale fondata sulla famiglia allargata, in questo caso di tipo matriarcale), ma soprattutto corporali. Con quanta naturalezza e dignità la giovanissima protagonista del film, Ana, porta in giro il suo grande fondoschiena e il suo seno prominente, e i suoi bellissimi occhi neri ci rammentano che è forse lì da ricercare il segreto della bellezza: nell’essere se stessi, essere il proprio corpo con semplicità, nella grazia della propria ineguagliabile naturalezza, appunto, in particolare quando si è giovani. Constatazione forse banale, ma indispensabile in un‘epoca che tende a imprigionarci sempre di più in gesti e atteggiamenti artefatti. Tutti i personaggi d’altronde sono ritratti splendidamente con vivida arguzia e delicata aderenza, i loro rapporti mostrati con tocchi profondi e insieme leggerezza, levità: grande virtù, questa, nella rappresentazione di qualsivoglia accadimento umano. Sia i contrasti che le sintonie via via tra di loro emergenti sono descritti su un filo tenue che passa, senza mai sfiorarli, tra il melo e la commedia ridanciana, evitando deformazioni o forzature, da sempre facili tentazioni per chi voglia solleticare il pubblico e rimpinzare le casse del botteghino. Ma per fortuna l’equazione guadagno/successo = superficialità/abitudinarietà non è una legge assoluta e imprescindibile e il pubblico è una forma vivente. Strano, il soggetto è tratto da un pezzo teatrale, non si direbbe!
Recensione di P.Cardoso ( Sedicinoni )
di P. Cardoso
Ana, ragazza messicana che vive a Los Angeles, ha due problemi: il fatto di non essere proprio una silfide e una famiglia decisamente tradizionalista, dominata da una madre che per la figlia vuole solo una dieta efficace e un rapido matrimonio. Tanto da fare di tutto per impedirle di proseguire gli studi nonostante le insistenze del suo professore di lettere e costringerla a lavorare nella sartoria della sfiorita sorella Estrela. Ma Ana, che oltre all'intelligenza ha anche non poco coraggio, riuscirà a conseguire tutti i suoi obiettivi: darà comunque una mano alla famiglia, perderà la verginità trovando persino un possibile amore e approderà alla Columbia University di New York.
Le donne vere hanno le curve, tratto dall'omonima piéce teatrale di Josefina Lopez qui presente come co-sceneggiatrice, è stato uno dei successi della penultima edizione del Sundance Film Festival, portando a casa il premio del pubblico e quello per l'interpretazione femminile. Piacerebbe quindi parlarne bene, non foss'altro per la simpatia che ogni cinefilo prova per la kermesse creata da Robert Redford. Ma, con tutta la buona volontà, la cosa risulta difficile. E induce semmai a riflettere sulla creazione, consolidamento ed involuzione di un genere che si è formato - e, purtroppo, rapidamente sclerotizzato - proprio in opposizione ai generi e alle "serie" A, B e C (e quant'altro) che da tempo hanno trasformato la Hollywood "fabbrica dei sogni" in industria cinica e spesso imbecille. Il Sundance sembrò rappresentare per qualche momento un serbatoio di talenti in grado di dar nuova linfa a un cinema sempre più marketing oriented. Ma la formula si è rapidamente attestata su un livello medio e ferreamente codificato che, se non dispiace, ha però ben poco da dire e - quel che è peggio - lo ripete sempre. Siamo ancora alle prese con famiglie straniere dalle bizzarre idiosincrasie e credenze (il Sant'Antonio collegato alla fertilità), con un figlio o una figlia che rifugge dal mondo dei genitori e cerca una propria strada, con la solita affermazione della volontà del singolo che trionfa di qualunque difficoltà e pastoia, appena aiutato da qualche adulto dalla vista più lunga e dall'esperienza maggiore. Tutto giusto, tutto molto politically correct e condivisibile: ma già visto in almeno altri due o tre film della stagione in corso, da Il mio grosso grasso matrimonio greco a Sognando Beckham. E la sensazione di dejà vu viene oltretutto aggravata da una messa in scena che si vorrebbe neo - realistica (macchina a mano, luci naturali e tutto il frusto armamentario del cinema cosiddetto indipendente) ma cade poi nei peggiori difetti della sit - com (come credere allo spogliarello delle lavoranti che confrontano rispettive celluliti e panze? O a un professore che per la tesina di ammissione alla Columbia suggerisce all'alunna di scrivere qualcosa su se stessa?). Quasi che un una pellicola, per il solo fatto di essere interpretata da attori di estrazione evidentemente etnica, dovesse per ciò stesso avere un atout di verità e credibilità in più. Purtroppo non è così, e il risultato finale è di quelli che un po' annoiano e qua e là irritano. Piacerà ai radical - chic, confortandoli nel loro senso di educata superiorità. A chi ama il cinema in quanto mezzo di produzione di "visioni" e temi probabilmente no.
Le donne vere hanno le curve - 109' - Fox Video - Dolby Digital 5.1 - € 15,99